Category - Lifestyle

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Rosso Antico is BACK!
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Conoscete Gunther Holtorf?
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La scelta (quella di Ambra e quella di Raoul)
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E se la moglie di Stephen King… @larivistaintelligente
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Celebrities torinesi? @larivistaintelligente
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Vintage selection 25@Leopolda
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La tv che LE piace @alessandracomazzi
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Il calcio mi viene a noia @larivistaintelligente
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Women of Vision @marieclaire.it
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Ritorno all’infanzia @Depop

Rosso Antico is BACK!

Già proprio così…

l’Aperitivo Rosso Antico è tornato.

C’è un filo rosso che tiene insieme due epoche e due stili, che unisce gli anni sessanta ai giorni nostri, che tiene insieme mode e modi di essere.
Un filo rosso che avvolge parole e immagini e le trattiene nel momento dell’aperitivo, vero istante che non passa mai di moda e per questo fuori dal tempo.

Il filo rosso semplice ed elegante di Rosso Antico.

Aperitivo “bitter vino” dal gusto unico, con una pronunciata nota di genziana, sentori agrumati ed un colore rosso rubino. Ideale per essere consumato liscio con ghiaccio o nella preparazione di vari cocktail. (dal sito http://www.rossoanticoaperitivo.it/)

E cosa ho fatto io?

Ho portato una bottiglia di Rosso Antico al mio amico Andrea Saderis, il barman del Caffè Italia che ha preparato a me e a Blake B Blink -l’autrice della vampiresca saga di Zora Von Malice- il Grinch, un cocktail ruffiano che non è quello che sembra, ma assolutamente delizioooooso!

Ecco gli INGREDIENTI:

2 parti di Rosso Antico/1 parte di Tanqueray/2 cl di succo di ananas/ crema di frutti rossi.

Il bicchiere giusto per il Grinch?

Un bicchiere cocktail Martini per short drink. Enjoi!

Conoscete Gunther Holtorf?

Gunther Holtorf è stato definito il più grande viaggiatore del nostro tempo, l’uomo che ha attraversato 215 paesi in 26 anni percorrendo quasi 900 mila chilometri con una sola auto, Otto, nome d’arte della sua Mercedes 300GD del 1988, sua unica compagna di viaggio dall’inizio alla fine, pur se con qualche messa a punto e qualche incidente di percorso.

Ex manager Lufthansa, nel 1988, con il muro di Berlino ancora in piedi, lascia tutto e parte alla volta del suo viaggio a tempo indeterminato!

Deciderà poi, 100mila km e qualche episodio malarico più tardi, di separarsi dalla moglie Beate (in realtà già la terza) e cercarne un’altra che affiancasse lui e Otto nell’avventura:

la nuova compagna, che resterà al suo fianco per 20 anni, è la giovane Christine, all’epoca 34enne, nativa della Germania est e conosciuta curiosamente tramite un annuncio su Die Zeit.

Scrissi che cercavo una donna sportiva, coraggiosa e flessibile che potesse accompagnarmi in un viaggio attraverso l’Africa e forse il Sudamerica..” – ricorda Gunther –“Lei rispose all’annuncio e così iniziò l’avventura: siamo ripartiti per l’Africa, abbiamo girato il continente per 5 anni poi, spedita l’auto da Durban a Montevideo, ci siamo diretti in Sudamerica.”.

1997, Gunther und Christine Holtorf in Bolivien: Im bolivianischen Hochland, dem Altiplano, liegt auf rund 3.600 Metern Höhe die Salar de Uyuni, die größte Salzpfanne der Welt.

1997, Gunther und Christine Holtorf in Bolivien: Im bolivianischen Hochland, dem Altiplano, liegt auf rund 3.600 Metern Höhe die Salar de Uyuni, die größte Salzpfanne der Welt.

E così via, Stati Uniti, Asia, Nuova Zelanda, Australia.

L’auto Otto è in lizza per il Guinness come auto che ha viaggiani, die größte Salzpfanne der Weltto per più tempo ininterrottamente.

Otto è presente in anteprima assoluta per l’Italia, fino al 7 Giugno al Museo Nazionale dell’auto di Torino, in occasione della mostra Modus Vivendi – Trame di viaggi.

MODUS VIVENDI – Trame di viaggi – aperta al pubblico dal 28 maggio al 27 settembre per raccontare le tradizioni e la cultura di paesi vicini e lontani attraverso il culto e il mito dell’automobile.

Automobili diventate mitiche per aver compiuto viaggi incredibili nel mondo, alcune hanno attraversato il mondo intero e viaggiato per anni, altre hanno solcato i continenti da nord a sud, in condizioni climatiche estreme e in tempi da record per corse internazionali dalla Campagnola Fiat che ha partecipato al Raid Algeri Cape Town nel 1951 alla Porsche Moncenisio celebre per aver compiuto l’anno scorso l’Arctic Experience raggiungendo Nordkapp il paese più a nord nel mondo sul Circolo Polare Artico.

 www.museoauto.it

ph courtesy Museo Automobile di Torino

Si ringrazia per la collaborazione Maria Elena Badini Confalonieri

La scelta (quella di Ambra e quella di Raoul)

PREMESSA:::

avevo scritto questo pezzo dopo l’okay e le indicazioni del capo, per marieclaire.it, in una notte delle “vacanze” pasquali. Cosa salta fuori nel corso della settimana? Che il capo ha fatto BYEBYE con la manina e si è trovato un lavoro da digital analyst (sempre per la Hearst), così… “tanti saluti” a me e al mio articolo ( o “buonanotte al secchio”, come direbbe mia mamma. Non ho mai capito la frase, ma suona bene).

Dopo lungo rimuginare, ecco l’idea illuminante: sapete che c’è? Me lo pubblico sul MIO sito.

Et voilà: eccolo qui sotto.

Partiamo dalla trama: Laura (Ambra Angiolini) e Giorgio (Raoul Bova) si amano intensamente e sono desiderosi di un figlio che non arriva. Ma solo un grande amore può superare la dolorosa prova che devono affrontare. Una prova che impone una scelta. Da una parte, un uomo offeso nella sua morale, che cerca una soluzione al dilemma; dall’altra, una donna che sente la necessità di diventare madre. Come andrà a finire? Spremete le meningi, lavorate di fantasia, cercate su Internet, o andate a vedere il film.

Sono stata alla conferenza stampa e all’anteprima torinese dell’opera di Michele Placido, liberamente ispirata a L’Innesto di Luigi Pirandello, un testo teatrale del 1917, che fece scandalo e scalpore dividendo pubblico e critica (purtroppo, ancora attuale). La sala dell’Uci Cinemas di Torino Lingotto era gremita e un’Ambra di nero vestita, con rossetto rosso da urlo e onde naturali perfette, sedeva in prima fila (al mattino indossava, invece, una gonna MaxMara). Coraggiosa la scelta di vedersi per la prima volta, qui. Il pubblico l’ha premiata, al termine della visione, con una standing ovation di cinque minuti, mentre lei si è alzata in piedi commossa, senza riuscire a dire una parola.

  • Interno cinema con Ambra Angiolini intervistata dallo speaker radiofonico Devis Maidò
  • Interno cinema Ambra intervistata dai giornalisti
  • Esterno giorno Ambra al photocall, giardino 8 gallery
  • Interno sera: con Carla all'anteprima del film La scelta, vicino al cartellone promo

ph erica vagliengo

Ho pensato di farvi conoscere il film e i suoi protagonisti non con la solita recensione, ma attraverso le dieci frasi più interessanti che i protagonisti hanno rilasciato (idea dell’ex capo, a onor del vero).

  1. “Io so che in me, in questo mio corpo, quando fu il fatto, in questa mia carne, doveva esserci amore. E per chi? Se amore c’era, non poteva essere che per lui, per mio marito!” Laura Banti (la protagonista di Pirandello), non c’era in ma fosse stata presente, avrebbe detto così.
  2. “La mia Laura è consapevole di essere una donna violata per sempre. Ma vuole avere il riscatto, e sceglie di uscire dalla violenza con un fermo atto di amore.” Ambra Angiolini
  3. “Michele mi è sempre piaciuto, perché ci mette la faccia, e non è una cosa da tutti. Era venuto di nascosto a vedermi al teatro Vittoria, con sua moglie, dove recitavo ne La misteriosa scomparsa di W. Lui gioca a sorprenderti.” Ambra Angiolini
  4. “Perché amo Torino e sono contenta di essere qui oggi? Torino ha tutti i motivi per essere una diva, ma sceglie di non esserlo. E’ l’unica città che mi ha concesso di vivere un gran bene, e l’ho vissuta in lungo e in largo.” Ambra Angiolini
  5. “Io sono diventata madre per scelta. Ma non penso che una donna senza figli sia meno madre. Infatti alcune hanno più senso della maternità di me.” Ambra Angiolini
  6. “Quello a cui mi sono ispirato è un testo di grande attualità, pregno di significati. Il mondo occidentale di oggi fa sempre meno figli, mentre qui c’è una donna che decide di essere madre, anche se in un modo fuori dalla norma. La scelta è un’opera molto potente, non è una banale storia d’amore, spero possa prendere il pubblico allo stomaco e catturarlo, spingendolo a voler sapere come andrà a finire.” Michele Placido
  7. Ho scelto di girare il film a Bisceglie e non a Roma (dov’era in origine ambientato il testo), perché potevo contare su un centro storico di una bellezza strepitosa, molto diverso da quelli visti finora al cinema, dove la gente cammina ancora per i vicoli senza traffico. Tra l’altro, le persone del posto sono meravigliose: ci invitavano a cena o ci portavano il caffè sul set”. Michele Placido
  8. “Dal punto di vista emotivo, Giorgio è un personaggio che cresce incredibilmente: esprime tutti i limiti dell’essere umano- l’egoismo, l’orgoglio- per poi andare oltre questi limiti.” Raoul Bova
  9. “Abbiamo provato a raccontare un’opera che è stata sensazionale, piena, ricca, cercando di farla rivivere con molta umiltà. Nel nostro cinema, oggi, sono molto in voga le commedie d’evasione, ma l’essere umano ha sempre bisogno di evolversi, per cui, accanto al divertimento spensierato, siano le benvenute anche quelle opere in cui il pubblico si ferma a riflettere.” Raoul Bova
  10. “Penso a quando Laura torna a casa, dopo l’evento drammatico: c’è un momento di crollo psicologico e di pianto. In quel preciso istante, ho sentito che io e Ambra eravamo fortemente solidali, come persone e come attrici. Si è creata una sintonia in modo spontaneo, e nel ciak dopo lei mi ha preso la mano e me l’ha stretta forte.” Valeria Solarino

La scelta di Michele Placido con Ambra Angiolini, Raoul Bova, Valeria Solarino, dal 2 aprile nei cinema

http://www.luckyred.it/press/

ph di Ambra Angiolini courtesy LuckyRed

 

E se la moglie di Stephen King… @larivistaintelligente

… avesse voluto scrivere bestseller?

“Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto.”Stephen King, On writing

Parole sagge, ancor più se dette da un talento come il tuo, ma, dimentichi una cosa, caro Stephen: IL TEMPO. Occorre avere molto tempo per poter scrivere. Leggo da Wikipedia che l’autore “si dedica alla scrittura rigorosamente ogni mattina (pomeriggio e sera sono riservate a riposo e famiglia), perché se non scrive ogni giorno comincia a perdere contatto con la trama e il ritmo e a non sentire più l’emozione, produce dieci pagine, duemila parole, talvolta di getto, talvolta faticando invece fino a pomeriggio inoltrato, fermandosi solo eccezionalmente prima dell’obiettivo prefissato. Per riuscire a mantenere una simile regolarità, secondo King, è necessaria un’atmosfera serena, che nel suo caso è stata costruita su una buona salute e su una stabile relazione sentimentale. Spiega, anche, che si deve trovare un proprio luogo di scrittura, il cui unico elemento necessario è una porta con cui poter chiudere fuori il mondo, avere un traguardo quotidiano da raggiungere e rispettare una precisa disciplina oraria.”

stephen king_tulipani di nonna olga

ph erica vagliengo

Veramente ammirevole la metodicità e la costanza di Mr King. Ma la domanda è questa:chi c’è dietro di lui? Nel senso di: chi gli rifà il letto, riassetta la casa, prepara da mangiare, sparecchia, va a far la spesa, lava i piatti, fa la lavatrice, paga le bollette, porta i figli a scuola, dal medico, a calcio, ai party degli amichetti… da anni? La risposta è semplice: la MOGLIE.

Volete sapere come va a finire il pezzo? Leggetelo su “Pour parler”, la rubrica che tengo su “La Rivista Intelligente”

Celebrities torinesi? @larivistaintelligente

Impossibili da intervistare!

Io ci ho provato, ma sentite com’è andata a finire…

Lo so che ci sarebbero cose molto più importanti di cui parlare (cito a caso): del mondo che va a scatafascio, di Magalli for President, del nuovo Re dell’Arabia Saudita, di Fede che fa causa a Mediaset (chiedendo pure le scuse), di Santoro e il gesto dell’ombrello, di Pierluigi Diaco (sì, lui) che va all’Isola dei Famosi e via dicendo.
MA, ci terrei tanto a segnalarvi un argomento che mi urta parecchio: intervistare le celebrities torinesi. Sembrerebbe un’impresa poco ardua (vista la scarsa presenza delle stesse), in realtà, sappiate che è impossibile, quasi quanto riuscire a fotografare il tarsio dell’isola di Siau.

E’ stato molto più facile intervistare Raoul Bova in una discoteca anni fa. Ma si sa, i romani so’ romani. A ogni modo, partiamo dalla regina indiscussa della comicità (un po’ troppo volgare da quando siede sul tavolo del chierichetto nazionale)

Volete leggere il seguito del mio pezzo su Pour Parler, la rubrica che tengo su La Rivista Intelligente di Giovanna Nuvoletti? Proseguite QUI.

Erica_latella

Non è un fotomontaggio, oui, c’est moi, con la Latella,

al Festival del Giornalismo di Perugia, nel 2010. Ero stata invitata a un panel sui giovani e precariato con Claudio Cerasa (attuale direttore del Foglio). Non ci credete?

Guardate la foto qui sotto (gente di poca fede)

claudio cerasa_erica vagliengo

Quando io ero magra e lui non era ancora il direttore de Il Foglio 

Vintage selection 25@Leopolda

Questa volta sono andata in OVER di vintage… ho visto  vintage per TRE ore di fila TRE, e non ho comprato nulla, ci credete?

Ho apprezzato molto il posto, favolosa la Leopolda, ideale per la Vintage selection 25, non c’è che dire. Scorrete la carrellata di foto qui sotto, e, se amate il retrò come me, capirete quello che intendo. Vi elenco i brand che ho fotografato:

– ALT means old

– ANGELO

– Lorenzo Cotrozzi

-Cappi Vintage Bijoux

– Gaudeli’s Vintage

– Foxy Brown

– aloe&wolf

– shabby chic vintage

– Black market

– Lubar (slow street food)

ph erica vagliengo

p.s. Ci sono state due big surprise: incontrare A.N.G.E.L.O, in persona, dopo nove anni dall’intervista che pubblicai su Lookout magazine, nel settembre 2006. E conoscere, dal vivo, Antonella Torriglia di ALT means OLD, che seguo su Depop.

 

La tv che LE piace @alessandracomazzi

Coinvolgente, ironica, spumeggiante come sempre Alessandra Comazzi alla Libreria Mondadori della ridente cittadina, ha fatto il botto. Tra il pubblico c’erano anche Giorgio Merlo, la grande Gisella Bein e il tipografo di Trino, ovvero il padre della Comazzi, 92 anni meravigliosamente portati. 
Un’ora e mezza densa di aneddoti sui protagonisti dei sessant’anni della tv, citando anche il compianto Giorgio Faletti che, entrando in scena a Drive IN, con il suo mitico giummmmbotto, disse la frase simbolo del cambiamento di costume della tivvvvù: “E qui che ci sono le donne nude?”.

E da allora, nulla fu più uguale…

ph erica vagliengo

Il calcio mi viene a noia @larivistaintelligente

dalla mia rubrica “Pour parler”

Il calcio mi viene a noia

Il calcio mi ha sempre annoiato: non l’ho mai capito e non ho mai sopportato la sigla della “Domenica sportiva”, perché mi ricordava, con puntualità, che il giorno dopo sarebbe stato lunedì, l’inizio dell’ennesima poco brillante settimana scolastica.

L’unica volta in cui mi sono emozionata è stato ai Mondiali ’82. Avevo cinque anni, le luci del salotto erano tutte spente, mangiavo lardo, Cipster e bevevo Coca Cola, mentre i grandi erano incollati alla tele. Ma, forse, ho vissuto quel momento con trasporto perché potevo mangiare patatine a volontà senza che nessuno mi sgridasse, d’altronde nessuno aveva tempo di badare a me. Nemmeno mia madre, sempre attenta a non farmi mangiare “porcherie”, perché, altrimenti, Le viene l’acetone/sta male tutta la notte/ poi chi si sveglia sono io.

Oltre a non capire cosa ci sia di tanto esaltante nel correre dietro a un pallone per 90 minuti (il pensiero sarà banale, ma non riesco a trovarne uno di più alto), trovo irritanti pure i giocatori, confezionati in serie: tartarugati, depilati, lozionati, sopraccigliati, crestati, tatuati, pronti per il trono classico della Maria nazionale.

COME ANDRA’ A FINIRE? SCOPRILO QUI.

 

Women of Vision @marieclaire.it

Ci tenevo tanto a scrivere un pezzo su questa mostra… certo, l’avessi potuto scrivere DOPO averla vista, ne sarebbe risultato un articolo diverso, più sentito, influenzato dalle immagini che toccano occhi e cuore, ma tant’è (il capo dice “okay” alle idee in anticipo, perché bisogna essere sul pezzo PRIMA degli altri, in effetti, siamo usciti un giorno prima de La Repubblica).

Chiusa la vena polemica, spero leggiate il mio pensiero su carta, ispirato dalle foto che mi ha mandato l’ufficio stampa della Fondazione Torino Musei, qualche giorno in anticipo rispetto al vernissage.

A Torino Women of Vision

Le fotografe del National Geographic in mostra a Palazzo Madama

di Erica Vagliengo

Che colore ha il vento della protesta a Puertorico? Rosa pastello, giallo, verde o bianco e nero, come quello degli abiti appesi a un filo di Amy Toensing, che, prima di scattare cerca di “capire la storia, poi sceglie il posto dove pensa che le foto possano accadere”. E le bambine yemenite dell’americana Stephanie Sinclair non sono “Troppo giovani per dire sì”? Quali sono le sfumature della schiavitù del XXI secolo, secondo l’obiettivo diJodi Cobb?

Ci sono storie, a questo mondo, che possono raccontare solo le donne. Non parliamo di lustrini, paillettes, gossip, abiti, arte del cucinare e simili, ma di fermo immagine della vita reale in parti disgraziate del mondo, che solo gli occhi di una donna possono afferrare, perché sanno bene cosa significhi essere sottoposti a forme tanto brutali di sopraffazione fisica e psicologica.

PROSEGUI A LEGGERE QUI

Women-of-Vision_oggetto_editoriale_620x465ph courtesy Fondazione Torino Musei

Ritorno all’infanzia @Depop

Aprire il negozietto su Depop è stato come ritornare all’improvviso indietro nel tempo, alla mia infanzia. Con la scusa di cercare oggetti vintage da vendere,  sono andata a rovistare ovunque: nei cassetti, negli armadi di camera mia, nella libreria dei miei genitori e in casa di nonna Olga Dionigia.

Ho ritrovato giochi e giocattoli, vecchi quaderni, borse e borsette, Poochie, scoprendo di aver vissuto una bella infanzia… forse l’ho sempre saputo, ma non ci ho mai pensato, almeno non di recente.
Nel mio febbrile rovistare, le mani hanno scovato vecchie foto di me bambina con Dolly, una cara amica di nonna, che trascorreva l’estate, in villeggiatura in montagna. Saranno passati una decina d’anni da quando l’ho vista l’ultima volta. Così ho pensato: Perchè non cercare il suo telefono sulla guida e andarla a trovare? Detto, fatto.

Un pomeriggio di fine settembre, sono andata a casa sua ed è stato emozionante, perchè per lei sono sempre stata la bambina che ha conosciuto 37 anni fa e per me, lei, è sempre la mia Dolly.

2014 09 dollyDolly Ferraris, 87 anni e non sentirli

ph erica vagliengo

P.s. ho letto una bellissima frase sulla pagina FB di BAMBINI SI E’ UNA VOLTA SOLA: “Quello che viene vissuto durante la nostra infanzia, determina il resto della nostra vita”. Niente di più vero…

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