Archive - 25 Novembre 2014

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Merenda da Cenerentola pret à manger
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Il calcio mi viene a noia @larivistaintelligente

Merenda da Cenerentola pret à manger

Metti un pomeriggio di inizio dicembre… cammini da via Monferrato (dove sei passata a salutare Vittoria Vintage e a vedere le sue splendide borse, vendute su Depop) fino in corso Casale 104.

Lungo il tragitto ti soffermi a leggere i nomi delle vie (dedicate a donne eroine), a pensare che sei a Torino, oggi, ma sembra altrove perché questa parte di città è rimasta come una volta, a volte ti perdi nei colori delle foglie d’autunno, di alberi che danno sul Lungo Po, e realizzi, d’incanto, come ti stia aspettando Sara Cenerentola per una merenda a casa sua, con le amiche.

ph erica vagliengo

Che bellezza!

Vorrei stare qui tutti i pomeriggi, ad assaggiare:
– la crostata di frutti rossi e mandorle
– la vegana alle banane (rifalla ancora Sara!)
– il plumcake al limone e semi di chia
– il pudding pere, Porto e amaretti
– la ciambella cacao e panna.

Ciliegina sulla torta: quel pomeriggio c’era anche Lorenzo Balducci, sì, proprio lui, attore di fiction, nonchè amico di Cenerella.

P.s. E’ in corso da Cenerentola pret à manger la mostra: Fragile – Esposizione di Emiliano Cavalli fino al 24 dicembre. In mostra le Icone Pop dell’artista, il cui ricavato andrà (in parte) al Coordinamento Torino Pride.

Cenerentola pret a manger locandinacourtesy emiliano cavalli

La sua arte è commistione di diverse discipline.
E’ pittura allo stato più nobile. È grafica. È scenografia. E’ design. E’sperimentazione. Arte dunque come qualità assoluta, ma soprattutto come simbolo di uno sguardo sensibile verso la bellezza attraverso un uso cosciente dei linguaggi dell’ arte e del sistema della comunicazione. Un viaggio affascinante che scandaglia l’animo umano con sguardo innovatore e sempre curioso, seducente.

 

Curiosità: chi è Sara di Cenerentola pret à porter?
Una siciliana doc, classe 1981, piemontese d’adozione, è uno chef che inizia come scenografa e attrice. Dopo un periodo come cartolaia creativa inizia a dedicarsi a tempo pieno alla cucina dal 2010. Cuoca disincantata, una vera e propria Cenerentola au contrarie, è protagonista di una magia il cui ingrediente principale è l’autoironia. La sua è una passione autentica: non passa giornata senza cucinare e l’energia e l’amore che dedica si trasformano in piatti semplici e unici.

E’ stato amore, a 4 anni, per le alici marinate nell’aceto bianco e già in quel preciso momento si delineava il suo cammino. Il primo sugo l’ha cucinato a 10 anni. Più avanti ha iniziato a preparare pizze nel Dolce Forno Harbert e in età adulta cene per una ventina di persone. Ha avuto “periodi”: quello della panificazione in cui si alzava alle 4:00 a impastare, il periodo del Gambero Rosso in cui ha fatto tour nei migliori ristoranti d’Italia, il periodo Sushi e molti altri momenti monotematici che l’ hanno portata a trovare un giusto equilibrio tra la scelta del cibo, la preparazione e il servizio. Corso Casale ospita molto più di una gastronomia: al bancone una ricca scelta, una cucina che potremmo definire familiare, quella che ti accoglie sempre e non chiude mai la sua dispensa a chi‘ama’. Un luogo raccolto, caldo, in cui la materia prima esplode in sapori semplici. La cucina di Cenerentola è tutta preparata in casa, sul momento, frutto di poche rielaborazioni, autentica, verace come chi l’ha preparata.

Il calcio mi viene a noia @larivistaintelligente

dalla mia rubrica “Pour parler”

Il calcio mi viene a noia

Il calcio mi ha sempre annoiato: non l’ho mai capito e non ho mai sopportato la sigla della “Domenica sportiva”, perché mi ricordava, con puntualità, che il giorno dopo sarebbe stato lunedì, l’inizio dell’ennesima poco brillante settimana scolastica.

L’unica volta in cui mi sono emozionata è stato ai Mondiali ’82. Avevo cinque anni, le luci del salotto erano tutte spente, mangiavo lardo, Cipster e bevevo Coca Cola, mentre i grandi erano incollati alla tele. Ma, forse, ho vissuto quel momento con trasporto perché potevo mangiare patatine a volontà senza che nessuno mi sgridasse, d’altronde nessuno aveva tempo di badare a me. Nemmeno mia madre, sempre attenta a non farmi mangiare “porcherie”, perché, altrimenti, Le viene l’acetone/sta male tutta la notte/ poi chi si sveglia sono io.

Oltre a non capire cosa ci sia di tanto esaltante nel correre dietro a un pallone per 90 minuti (il pensiero sarà banale, ma non riesco a trovarne uno di più alto), trovo irritanti pure i giocatori, confezionati in serie: tartarugati, depilati, lozionati, sopraccigliati, crestati, tatuati, pronti per il trono classico della Maria nazionale.

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