Intervista ad Adriana Mulassano-what a honor!

Anni fa, ho avuto il grande onore e l’immenso piacere di intervistare ADRIANA MULASSANO (mentore di Antonio Mancinelli). L’intervista è stata publicata su marieclaire.it

Ve la ripropongo qui, in questo post.

Si può ancora parlare di moda oggi?

di Erica Vagliengo

ph courtesy Adriana Mulassano

Papessa della moda, capo redattore di AMICA agli inizi degli anni ’60, cronista prima e critica poi per le pagine fashion del Corriere della Sera negli anni ’70-‘80, fotografata da Avedon sulle pagine del TIME, ufficio stampa di Giorgio Armani nella decade dei ‘90. Quattro chiacchiere con una professionista che ha sempre scritto in modo asciutto e obiettivo, senza problemi di peli sulla lingua…

Signora Mulassano, una domanda al brucio: cos’è la moda oggi? E chi la decide.

Senza tanti giri di parole…secondo me, la moda oggi è qualcosa di molto confuso, di estremamente cheap, di pochissime idee e di cattiva qualità. Chi la decide? Non certo chi la fa. Oggi c’è una grande consapevolezza negli acquirenti e in questo marasma di proposte uno trova facilmente quello che gli piace. Così è sparito completamente il diktat dello stilista.

Quindi, quale sarebbe la cosa migliore da fare per uscire da questo momento critico?

Come diceva De Filippo ”a dà passà a nuttata…” e ti spiego il perché: la moda ha avuto un lunghissimo periodo di importanza negli anni ‘80-‘90, ma anche prima. Come tutte le espressioni artistiche, subisce dei collassi, saturandosi. Così diminuisce l’input creativo e tutto si trasforma in business tout court, andando a finire in un grande mercatone. Per superare questa situazione occorre che le industrie se la sentano di puntare su qualcuno di nuovo, perché i giovani stilisti oggi sono completamente disattesi.

Se continuiamo con la politica della gente che è su piazza da venticinque anni, non credo che andremo lontano. Certo, non aiuta la catalessi culturale che pervade il mondo in questo momento storico.

In un’intervista ha detto: “La moda è cultura e tutti sono digiuni di essa”. Quale relazione intercorre tra le due?

Una relazione che passa, necessariamente, dal buon gusto. E preciso che una persona non nasce con il buon gusto, ma bisogna formarlo. Come si può fare oggi? In una società che è un’epitome del cattivo

gusto in tutte le sue espressioni, le persone che possiedono il buon gusto, oggi, scelgono delle divise, che per me possono essere il pantalone e il pullover blu di cachemire, oppure camicia bianca e pantalone nero per la Sozzani, ad esempio. Creata la “divisina” la si personalizza con gli accessori – uno dei pochi comparti che non risente della crisi – per togliersi qualche sfizio di stagione.

Nomi giovani e nuovi sui quali puntare (sempre che trovino un investitore…)

Angelo Figus: lo conosco da più di dieci anni. E’ un genio, viene fuori dalla scuola di Anversa ed è sotto i quaranta. Perché Marras, bravissimo anche lui, ha trovato prima Les Copains, poi Kenzo? Perché era il momento giusto. Purtroppo quando Figus è uscito, non c’era più l’ésprit d’aventure. Per non parlare di un altro talento che ha finalmente raggiunto la notorietà personale che merita… Giampiero Arcese, ex direttore artistico di Brioni, attualmente responsabile della linea Giorgio Armani-Le Collezioni Donna.

Lei tiene il Corso di Fashion Communication, allo IED di Roma. E’ ancora possibile diventare giornaliste di moda con la crisi nera del giornalismo?

Occorre essere acculturati e aggiornati. Il mio motto è: leggere leggere leggere e di tutto: dai libri ai saggi, passando per i giornali. E soprattutto studiare la storia della moda. Senza cultura del passato non c’è futuro.

Chi è

Giornalista di moda. Ha iniziato il mestiere nella redazione di Amica nel 1961. Nel ’68 è passata al Corriere della Sera fino all’86, quando assunse la direzione di Capital. Ha raccontato il divenire della moda italiana, l’affermarsi dei nuovi stilisti, la vittoria delle passerelle di Milano, il trionfo del prét-a portér e il confronto fra queste e quelle di Parigi. Nel ’79 pubblica “I Mass-Moda/Fatti e Personaggi dell’Italian Look”. Sul finire del decennio 80, dopo essere rientrata al Corriere della Sera, abbandona il giornalismo militante per occuparsi dell’ufficio stampa di Armani, responsabilità che successivamente ha limitato solo ai grandi eventi della maison.(dal Dizionario della Moda 2004)

Su di me

Erica Vagliengo

Scrittrice/giornalista/copywriter, autrice del romanzo "Voglio scrivere per Vanity Fair" (come Emma Travet) e del Best seller su Amazon "Separati con stile". Ho creato, anni fa, il progetto emmat, per promuovere il libro e il mio alter ego, on line e off line. Ho anche lanciato il video format INCASINATE SÌ MA CON STILE su Youtube.
Curiosità: parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Investo in rendite passive (mi dispiace deludervi MA, di sola scrittura non si vive).

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© 2017 Erica Vagliengo · Scrittrice, giornalista, copywriter, Torino · CF VGLRCE77A44G674R · Scrivimi

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