Sta per iniziare la MFW e loro continueranno ad esserci ancora…

Ho scritto questo pezzo quasi un anno fa, pensando che entro il 2012 il fenomeno si esaurisse o quantomeno scemasse assai.

Sbagliavo. Quindi ho deciso di ripubblicare “Fenomeno Sfashion Blogger”, con la speranza che sia una delle ultime volte che se ne parli (forse pretendo troppo).

p.s. Offro un caffè a chi indovina le sfashion di cui parlo.

Per favore, qualcuno faccia presente a tutte loro che hanno imboccato l’inizio del viale del tramonto, e che forse è il caso di mettersi a studiare seriamente o di cercarsi un lavoro vero.

di Madamin Frills   –   19 Aprile 2012

Loro sono le fashion blogger, a breve sfashion, visto che il fenomeno è destinato a sfasciarsi a breve, e ci sono già le prime crepe a dimostrarlo.

Amate, odiate, imitate, criticate, usate dalle aziende per promuovere qualsiasi tipo di prodotto, contro un cambio merce, molto più economico dell’acquistare pagine di giornali o di un testimonial cantante, attore, giocatore.

Le abbiamo viste in tutte le salse, in insalate fashion, nella frutta, negli armadi, con cani, gatti, in montagna, in campagna, al lago, sui marciapiedi, ai front row delle sfilate accanto alle celebrities, a Parigi, a New York, a Milano, a Salò (sì, pure lì) on line, off line, a far la spesa… quindi ORA basta!

Sinceramente non ne possiamo più: di loro (che, per la carità, hanno fatto bene a cavalcare l’onda, mettendosi da parte armadi interi di roba alla moda e qualche bel soldino), degli uffici stampa che le hanno create e dei marchi che continuano a volerle.

 Signore e signori, in questi momenti bui, di crisi la gente si è stufata di vedere queste miss sgallettate (sfigate ai tempi del liceo ed oggi miracolate per non si sa bene quale motivo, come dice il mio amico Marcello), e i loro outfit, ma, forse, più di tutto, i tempi stanno cambiando, soffia un vento di voglia di qualità e morigeratezza, nella moda, nello scrivere, nella vita di tutti i giorni. Meglio uno o due post al massimo, a settimana, ma con qualcosa realmente da dire, con un minimo di spessore. Non ce l’ho con loro, alcune le conosco ed ho pure intervistato una delle più famose: gentile, educata, un po’ svampita, entusiasta (lo si capiva dalla quantità di punti esclamativi che chiudevano ogni risposta). Certo, mi viene da pensare, però, che quando Dio ha distribuito la grammatica lei fosse a scegliere l’outfit del giorno nel suo closet.

Ma, ad ogni modo, non mi sembra neanche troppo il caso di farle a pezzi, alimentando così i loro sostenitori. Quindi, a conti fatti, la soluzione migliore, che attuerò dopo questo articolo, è ignorarle. Evitare di citarle in articoli e post, valido solo fare, qualche volta, un sano “taglia e cuci” al bar, con le amiche.

Perché, alla fine, noi, giovani donne contemporanee di sostanza, abbiamo ben altro a cui pensare.

(madaminfrills, elegantemente perfida)

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Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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