Sono stata a Firenze

VERA fiorentina, a parlare assai, a divertirmi con il Marchese de Il Blog del Marchese al Pitti Filati, ad andare in OVER di vintage alla Leopolda, a perdere il mio fido cellulare in piazza del Grano, dopo aver visitato gli Uffizi (che trovate sul profilo ufficiale alle voce: POLOMUSEALEFIORENTINO… #mapuoi?).
Non c’ero mai stata prima- vergogna della vergogna, diciamolo pure-
E’ stata un’esperienza di una bellezza senza pari: entrare senza fare un minuto di coda, passeggiare lungo i corridoi silenziosi, guardando fuori la neve scendere piano piano, soffermarmi anche dieci minuti davanti al Botticelli. L’unico rammarico rimane il fatto di non aver potuto gustare degnamente le opere del Caravaggio, fotografate sì, ma andate quasi subito perse, viste che erano nel mio cellulare (rimedierò).
Ho sentito il bisogno di immortalare tutte le opere che mi hanno colpita, per rivederle in un secondo momento, vista la quantità enorme di magnificenza in così piccoli spazi.

ph erica vagliengo


Ecco il problema!
Mi chiedo come non l’abbiano ancora risolto: ma come diamine fai a mettere nella stessa stanza La nascita di Venere e La Primavera del Botticelli?
Ho trovato conferma dei miei pensieri, oggi, leggendo un post sul blog di @gg (Giuseppe Granieri). Pubblico la parte che fa al caso mio:

” La lezione dei musei.

La prima cosa che impari, progettando un museo, è che l’attenzione dell’individuo si dirige su un elemento alla volta. La sequenza in cui progetti quella direzione di attenzione è molto più importante di tutto il resto. Perchè costruisce contesto e comprensione. Un museo ben progettato è un «acceleratore culturale» proprio perché diminuisce il gap tra tempo speso e comprensione costruita.
Un testo, come stanno imparando a fare i divulgatori (più gli yankee che non gli italiani), segue lo stesso processo. La mia attenzione è limitata e tu devi cercare di farmela sfruttare al massimo. Se mi dai troppi stimoli, non mi stai dando nessuno stimolo. Poche informazioni, ma possibilmente rilevanti.”

 

Io mi sono sentita bombardata da TROPPI STIMOLI, TROPPA BELLEZZA, TROPPA STORIA, TROPPA ARTE, TROPPE CITAZIONI, TROPPO DI TUTTO, così, dopo aver preso un caffè alla caffetteria degli Uffizi- che ha un banchino dove al massimo si può stare in due- mi sono seduta su una panca a fissare il bianco della neve per distrarmi un poco e riprendere fiato.

Ora… il direttore degli Uffizi, non s’è ancora fatto (il bando on line scade il 15 febbraio), però, consiglierei al vice, di leggersi il post di Granieri e pensarci su (anche sulla caffetteria, già che c’è),

P.S. Caro Matteo Renzi, visto che hai tirato fuori dal cappello magico mr President in una settimana scarsa, adoperati anche per la causa: Direttore Uffizi+caffetteria.

Gli italiani (e non solo) te ne saranno grati.

Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2017 Erica Vagliengo · Copywriter e giornalista, Torino · CF VGLRCE77A44G674R · Scrivimi

Webdesign & SEO: La scribacchina e Simone Montanari. Le fotografie di Erica sono di Angela GrossiPrivacy policy

Pin It on Pinterest