La signora delle pulizie

Tempo fa scrissi un racconto intitolato “La signora delle pulizie”.

Ve lo posto qui sotto.

“Dì Ovomaltina…  O-vo-mal-ti-na. Dai, fallo sentire alla nonna.”

Ma perché caspita una bambina di due anni, dovrebbe dire “O-vo-mal-ti-na”, alla cassa di un anonimo centro commerciale, insieme alla nonna (aspirante logopedista) ed alla mamma, indaffarata a scrivere Sms? La gente è poi strana, strana mai quanto il mio ex, a pensarci bene, Mr Wow, (non perché fosse strafigo, ma perché tutte le volte che vedeva un interessante lato b, di una ragazza ovviamente, gli scattava in automatico un “W O W”, eloquentissimo). Non ci devo ripensare, altrimenti sbatterei la testa contro il muro, dandomi della cretina, per tutto il tempo perso dietro ad un deficiente egocentrico ed immaturo (come di solito, solo gli ex posso essere).

Sarà colpa della coda , uno è lì con il carrello pieno d’ogni sorta, non sa cosa fare, si annoia, e inizia a pensare alla sua esistenza. A me succede spesso, a voi no?

Beh…visto che ho parecchio da aspettare, decido di stilare un bilancio dell’ultimo anno: sono sulla trentina, avevo un bel lavoro da grafica, uno stile di vita dispendioso no, anche se mi sono sempre tolta la maggior parte degli sfizi che bussavano al mio portafoglio, un fidanzato e stavo per comprarmi, dopo tanti sacrifici, la macchina dei miei sogni: la 500 Fiat, color avio, la versione contemporanea di quella che guidava mia zia, quando ero piccola.

E poi, PUFF! In meno che niente, tutto è andato a ramengo.

Colpa della crisi, di una gestione azzardata dell’agenzia, di magagne mai risolte emerse dopo anni, di sfighe che si sono inanellate prontamente una dietro l’altra… ad ogni modo, il finale è stato conciso: ho perso il mio lavoro, dopo dieci anni di onorato servizio, da un giorno all’altro per dichiarato fallimento da parte del titolare, un omone trafficone, grande e grosso, sulla cinquantina, che stava nella Porsche come la farcitura di un’oliva in un mini vasetto, con altre venti olive, in salamoia.

Ho avuto due ore di tempo per raccattare tutta la mia roba, salvarmi il salvabile sulla chiavetta a forma di Mole Antonelliana (regalo di mia sorella), ed uscire, come nei film americani, con una scatola di cartone tra le mani, traboccante di faldoni, biro e post it colorati.

Fine della storia.

Senza se e senza ma.

Però sono stata tra le più fortunate: mi hanno pagato ancora il mese intero. Le ultime arrivate non hanno avuto nemmeno quello. Quel giorno sono rientrata a casa, mezza intontita, era impensabile che una cosa simile fosse accaduta a me, ma dico, PROPRIO A ME! Di solito sono episodi che accadono agli altri, agli amici di amici, al tuo cugino di secondo grado, alla figlia dell’amica di tua madre… E invece no, stavolta era stato il mio turno. Ma non ci voleva, proprio ora che stavo per comprarmi la 500 dei miei sogni! “Vabbè” pensavo mentre stavo preparando cena “Stasera inizio subito a cercare su internet un nuovo lavoro, manderò il mio curriculum a tutte le agenzie della Terra e qualcosa salterà fuori. La 500 è solo rimandata.” Certo, non era un bel momento,visto che il mese prima avevo messo la parola THE END alla mia lunga relazione con Mr Wow, l’egocentrico immaturo di cui sopra. Non mi ero ancora ripresa e BANG, ecco che arriva un’altra mazzata, ma si sa le sfortune sono come le ciliegie, una tira l’altra.

Lo so che può sembrare folle, ma perdere il lavoro è stato uno shock così forte da farmi quasi dimenticare gli “scleri” da fine relazione, concentrata com’ero nella ricerca di una nuova occupazione, terrorizzata dal dover rinunciare al mio stile di vita. Così le ho provate tutte: agenzie interinali, conoscenze, cv su internet, cv via posta, biglietti lasciati nei bar, negozi, comuni e persino all’ospedale, ma dopo due mesi e zero risposte, con i risparmi sull’orlo di una crisi di nervi, ho pensato che avrei dovuto cambiare piano. Il problema è che mi trovavo senza un piano B, ma con l’affitto e le spese da pagare. “Potrei mettere un annuncio su internet: A.A.A. URGONO SOLDI PER UNA RAGAZZA PERBENE, MOMENTAMENTE A SECCO, CAUSA SFIGHE DIFFERENTI.  In America ste cose funzionano.” Già, in America…qui, però, siamo in Italia.

Che fare?

“Forse potrei lavorare per un tot come cameriera. Certo, dove trovare, però il coraggio di chiedere nei bar della ridente cittadina, dove sono più conosciuta del sindaco?”

 

 “Mamma- Babbi-Babbi” “No, Rita, la Babbi non te la compra la mamma, perché sei ancora troppo piccola. E poi non si dice Babbi, ma BARBIE, BIE con la BI-E finale e la ERRE. Dì un po’ bene la ERRE, eh prima o poi dovrai pur impararla, tesoro mio!” Ottimo, dopo Ovomaltina, almeno c’è un cambio di parola. Questa nonna è a dir poco terrificante mentre la madre sembra una cosa sola con il suo I-Phone, incurante di tutto. La Barbie mi distoglie un attimo dai miei pensieri… proprio ieri ricordavo a mia mamma di quando, il Natale dell’82, avevo chiesto la CASA di Barbie e mi è arrivata la CAMERA di Barbie, ma nemmeno quella completa della foto sul catalogo dei giocattoli. Gesù Bambino mi portò solamente il letto, comodino e tappeto finto peloso. Da quel momento ho capito che, se avessi voluto qualcosa -qualsiasi cosa- me la sarei dovuta comprare da ME. Forse dovrei mettere in guardia la nonna, raccontandole l’episodio. Decido di farmi i fatti miei e riprendere il bilancio.

Scartata l’opzione cameriera nei bar- pizzerie- ristoranti, mentre mi stavo scervellando per mettere in piedi in un amen, il piano C, squilla il cellulare. Era Gloria, amica dai tempi dell’asilo. Poveretta… il giorno prima era scivolata per strada, rompendosi l’osso sacro. Oltre a stare malissimo, rischiava di perdere il suo lavoro da signora delle pulizie, se non avesse trovato subito una sostituta. Così, aveva pensato alla sottoscritta, sapendo della mia necessità impellente di lavorare per poter pagare l’affitto ed il resto.

 “Sei matta? Io non ho mai pulito casa di altri in vita mia!”

“Ma sai tenere la tua, in modo splendido. Non ti ho chiesto di sostituirmi come cuoca, non lo farei mai, visto le tue indubbie NON capacità culinarie,stai tranquilla. Per favore, fallo almeno per me, non vedi in che stato sono?”

“Okay, okay, solo perché sei tu. Che non si sappia in giro, però.”

E così, sono diventata una signora delle pulizie, vado nelle case della gente bene, che non ha tempo per queste cose. A volte è anche divertente e mi offrono persino il caffè. C’è una signora che mi lascia sempre un fitto elenco promemoria e al primo punto, sottolineato in rosso, ha scritto:  “Spolverare bene la scatola del tè di William e Kate (arrivata da Valvis, direttamente da Londra)”. William&Kate le saranno grati.

Non so quanto durerà la mia carriera nel magico mondo del Mocio Vileda, io continuo a sperare di rientrare in un’agenzia pubblicitaria, ma nel frattempo, non devo lamentarmi.

Sto lavorando.

Punto e basta.

 “Adesso prova a ripetere: Ca-re- freeeee.” (sempre più difficile). Non voglio crederci, ditemi che non è vero.

Uh, ma che ore sono?

E’ più di mezz’ora che aspetto. E’ tardissimo, devo andare a spolverare Will&Kate!

Per fortuna è arrivato  il mio turno.

Metto tutta la spesa sul nastro e nelle borse.

Pago ed esco di corsa, sperando che i reali mi attendano.

 

RACCONTO DI ERICA VAGLIENGO 

 

Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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© 2017 Erica Vagliengo · Copywriter e giornalista, Torino · CF VGLRCE77A44G674R · Scrivimi

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