La borsa di Lisboa

Otto anni fa sono stata a Lisbona, una città che subito mi aveva delusa, convinta com’ero di incontrare una delle solite rassicuranti metropoli europee. Poi, dopo qualche giorno, ho capito che la sua bellezza stava proprio nei contrasti, nella diversità, nel suo essere rimasta come una volta, nella poco o nulla empatia dei baristi, nel negozio di fiori dal quale si era obbligati a passare per arrivare all’hotel, in una delle piazze principali…

E nella sua Feira de Ladra, uno dei mercatini delle pulci più sgangherati che io abbia mai visto, nel cuore del vecchio quartiere Graca, zeppo di oggetti inutili per davvero, senza alcun fascino se non quello del vecchio che non serve e non piace più a nessuno.

Premessa all’antefatto che vi sto per raccontare: quando vado in giro per mercatini, di solito,  vago tra i banchi senza un’idea precisa (perchè ho già riempito la casa di ogni sorta vintage) , in attesa del colpo di fulmine. Dopo un’ora il colpo di fulmine, alla Feira da Ladra non era proprio arrivato, sarà che non ero molto concentrata sulla merce esposta, bensì sulla mia borsa, sarà quel che sarà, mia zia- con la quale ho viaggiato- aveva deciso di spostarci perchè non c’era più nulla da vedere.

MA, mentre stavamo uscendo, vengo colpita da una borsa color amaranto, posta al fianco di una coperta dove stavano in bella mostra robe modeste di alcun appeal e valore. “Aspetta!”- dico a mia zia- “L’ho trovata! Mi piacerebbe quella borsa lì”. La legittima proprietaria (della borsa e della coperta) mi guarda, me la mostra, fa segno di aspettare, toglie il thermos e il sacchetto del pranzo e me la porge, facendo il segno con la mano di “cinque”. Io ci sono rimasta… le ho chiesto subito scusa, spiegandole in italiano- certo perchè il portoghese non lo so- che c’era stato un fraintendimento.

Ma lei ha voluto vendermela ugualmente, nonostante la sua vicina le chiedesse una roba del tipo: “Ma vendi la TUA borsa?”. Così, alla fine, l’ho acquistata, per soli cinque euro. Ripensandoci, avrei potuto dare qualche spicciolo in più alla signora, penso sarebbero stati utili.

Ad ogni modo, volete vedere la protagonista del post? Eccola qui!

 

borsa lisboaph erica vagliengo

L’ho personalizzata facendo cucire sopra, dalla sarta, il mio biglietto dell’aereo plastificato, e due parti del flyer di Berska, così è diventata proprio MIA.

 

 

 

Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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