Il calcio mi viene a noia @larivistaintelligente

dalla mia rubrica “Pour parler”

Il calcio mi viene a noia

Il calcio mi ha sempre annoiato: non l’ho mai capito e non ho mai sopportato la sigla della “Domenica sportiva”, perché mi ricordava, con puntualità, che il giorno dopo sarebbe stato lunedì, l’inizio dell’ennesima poco brillante settimana scolastica.

L’unica volta in cui mi sono emozionata è stato ai Mondiali ’82. Avevo cinque anni, le luci del salotto erano tutte spente, mangiavo lardo, Cipster e bevevo Coca Cola, mentre i grandi erano incollati alla tele. Ma, forse, ho vissuto quel momento con trasporto perché potevo mangiare patatine a volontà senza che nessuno mi sgridasse, d’altronde nessuno aveva tempo di badare a me. Nemmeno mia madre, sempre attenta a non farmi mangiare “porcherie”, perché, altrimenti, Le viene l’acetone/sta male tutta la notte/ poi chi si sveglia sono io.

Oltre a non capire cosa ci sia di tanto esaltante nel correre dietro a un pallone per 90 minuti (il pensiero sarà banale, ma non riesco a trovarne uno di più alto), trovo irritanti pure i giocatori, confezionati in serie: tartarugati, depilati, lozionati, sopraccigliati, crestati, tatuati, pronti per il trono classico della Maria nazionale.

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Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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