I miei personaggi da bar

Adoro andare a far la spesa al negozietto di paese dove si conoscono tutti e dove tutti mi conoscono in qualità di “nipote della Olga del D****”.
Stamattina, dopo aver steso (io in versione da massaia? Sì, ancora per poco, PER FORTUNA), ho iniziato il tour da Valeria la tabaccaia, proseguendo all’alimentari (qui, alla casetta in montagna, ho sempre gente a pranzo, manco fossi l’Hotel Excelsior, così devo comprare il pane fresco, il prosciutto crudo, la focaccia, il sugo, i gelati, ogni giorno) per finire al bar/piola per il solito caffè macchiato (fosse anche mezzogiorno la mia comanda è sempre la stessa).
Mentre stavo facendo i fatti miei (ovvero leggere i post di @skande e di Riccardo Esposito sul cellulare), arriva l’Andrea, il papà di Romina e l’Elio suo fratello (chiamato anche Ciuffo Ribelle per i suoi capelli arruffati).

Ovviamente, vuoi mica, NON dire due parole, visto che li conosco da tempo?

E così dalle due parole siamo passate a quattro, otto e molte di più. Ammetto di essere ammaliata da questi personaggi da bar. Mi fanno sentire una novella Hemingway (spero non si rivolti nella tomba). Lui era a Key West, da Sloopy Joe’s ad ascoltare le storie dei pescatori (chi si ricorda di Avere e non avere?), io sono in Val Chisone, ad ascoltare perle di antica saggezza popolare dei montanari.

Avere o non avere di Hemingway

ph erica vagliengo

L’Andrea- un personaggio al quale Ernest avrebbe trovato un posto nei suoi romanzi- una volta  vestiva stile Rambo, con la fascetta rossa in testa. Da quando ha deciso di ripulirsi (è da 14 anni che non beve più) gira con un foulard a fiori in fronte (peace&love, fratello).

E’ strabiliante come sappia tutto di erbe, cibo sano, minerali, funghi, insetti. Oggi mi ha consigliato di andare a prendere le vecchie ramin’e (pentole) di mia suocera, di lasciarle per una notte con latte, rosmarino e aglio per ripulirle bene e di cucinarci dentro, come facevano i nostri antenati. E mi ha consigliato di CUCINARE CON AMORE (ha trovato proprio la persona giusta. Io e il cucinare: una love story mai nata. In compenso ADORO mangiare).
Poi dice al papà di Romina:
“Ma lo sai che lei ha il nome di una pianta e ha scritto un libro? Adesso ne stai scrivendo un altro?” (Pure l’Andrea me lo chiede… mannaggia).
“Eh, ci sto provando. Ho attrezzato un angolo della casa in montagna a mo’ di studiolo”
“Dovresti trovare una bella quercia, su di lì, per poter lavorare tranquilla, senza disturbi. Ce l’hai la fontana? Ecco, se trovi una fontana lì vicino, sei a posto”.
Mi sa che l’Andrea abbia proprio ragione…

Lo studiolo della scribacchina in montagna

ph erica vagliengo

Domani vado a cercarmi una quercia (sperando non faccia temporale) e la fontana. Al mattino, però, tour tabaccaia-alimentari-bar perchè voglio impararne di nuove, sulle erbe, dall’Andrea, of course.

Su di me

Erica Vagliengo

Scrittrice/giornalista/copywriter, INCASINATA SI' MA CON STILE, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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© 2017 Erica Vagliengo · Copywriter e giornalista, Torino · CF VGLRCE77A44G674R · Scrivimi

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