Fabrizio Bosso a suon di jazz (via scenariomag.it)

Il sottotitolo di questa intervista potrebbe essere: “Senza fretta, cogliendo l’occasione giusta, ce l’ho fatta!”. Era dall’autunno 2011 che avrei voluto intervistare Fabrizio Bosso.

L’avevo contattato via fb, lui mi aveva gentilmente risposto dandomi il suo numero di cellulare. L’avevo chiamato, poi avevo lasciato perdere perché non riuscivamo ad incontrarci dal vivo. E io, se posso, preferisco porre le domande vis à vis, perché si crea quell’empatia che poi riesce a trasparire dall’intervista scritta, rendendola più accattivante.

Passano i mesi, nel frattempo inizio nuove collaborazioni. Mi sarebbe piaciuto vedere il trombettista su marieclaire.it, ma per il mio capo non era mai il tempo giusto, così ho pensato che sarebbe stato bene su scenariomagazine, dove lo potete trovare (con Nina Zilli) da giugno.

Perché ci tenevo tanto ad intervistare Bosso? Perché è uno dei migliori artisti italiani e anche uno dei miei musicisti preferiti: ogni volta che ascolto un suo brano vengo trasportata in una dimensione nostalgica, intinta di un sentimento agrodolce che mi aiuta nello scrivere.

p.s. Oltretutto è anche un bel tipo, il che non guasta.

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Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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