Donne, aspirate all’indipendenza economica

Ho scovato sul gruppo di lettura di STREAM, il link a una bella, appassionante e approfondita intervista di Noemi Milani (complimenti veri), alla scrittrice Bianca Pitzorno.

Vi pubblico un estratto, che a me è piaciuto molto.

Mi ha ispirato questo pensiero: le donne possono anche essere senza soldi o con meno soldi di un uomo, ma sanno AGUZZARE L’INGEGNO, e se vogliono qualcosa, fanno di tutto per ottenerlo.

Biologicamente la donna è più debole, ha dei momenti in cui è improduttiva economicamente perché impegnata a dar vita alla prole, e per questo è stata tagliata fuori dal mondo del lavoro così a lungo. Ancora oggi a volte è difficile capire l’importanza dell’indipendenza economica per una donna. Però ci sono tanti modi per raggiungerla, pensiamo a George Sand: amava andare a teatro, ma aveva poco denaro. Allora aveva deciso di comprarsi un completo da uomo da indossare agli spettacoli perché le donne dovevano cambiare toilette a ogni serata e lei non aveva i soldi per permetterselo.

Le donne nella storia e nella letteratura hanno assunto l’abbigliamento maschile per comodità e per godere di maggiore libertà, però le donne al vertice della società non hanno bisogno di caratteristiche solitamente attribuite agli uomini, almeno in Oriente, dove vive una tribù che ha colpito Bianca Pitzorno. “I Moso, che vivono in Cina, sono l’esempio di una società matriarcale in cui però le donne non esercitano un tipo di potere che è calco del patriarcato”. L’autrice ha scoperto dell’esistenza di questa tribù tra le pagine di un libro, Il paese delle donne, di Yang Erche Namu ed è rimasta affascinata dal fatto che “il padre non ha potere sui figli, che invece crescono nella casa materna. Ogni donna ha una sua camere e alla sera, se vuole avere un rapporto sessuale, lascia la luce accesa. Di giorno lavorano e quindi hanno modo di incontrare gli uomini del villaggio e nutrire simpatie e innamoramenti. Poi di sera l’amato viene ricevuto solo quando la donna ne ha voglia”.

Un’autrice che mira dritta al cuore e alla mente delle donne, che crede nellalibertà, non solo economica, una studiosa, un’intellettuale e una grandissima lettrice, che ripone i suoi libri in ordine alfabetico, una scrittrice che parla dei suoi personaggi come fossero amici di lunga data .

Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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