Un sabato mattina a Cinecittà

Alla Fiera della Burinità c’è carne tremula mal nascosta da camicette di simil pizzo, jeans strappati con borchie, cappello CIAONE al contrario, majorette con stivali bianchi, un baby Freddy Mercury accompagnato da “Guarda apppppapà”, i Back Streetboys der Pioltello, cow boy di Tor Vergata, un lui che è una lei spagnoleggiante, bodyguard che ti fan fare passi indietro mentre la gente gli urla “alimortacci tui”, accenti più del Nord che del Sud, bambini che urlano “Fa caaaaaaldo”… Chissà quanti di questi sanno della Brexit. In ogni caso, Fellini si sarebbe divertito un sacco qui…

PER CHI VOLESSE PARTECIPARE A UN CASTING, ECCO LE COSE DA SAPERE PRIMA:::

Sono stata venerdì e sabato a Roma, come Snapchatter in trasferta a Cinecittá per il casting di un noto format inglese (replicato con successo in Italia). Ho visto cose che voi umani…
– appuntamento ore 8,00 davanti a Cinecittà. C’era già il mondo. Entrati -tutto sommato abbastanza veloci- perché accompagnavo dei bambini. Attesa sotto i pini marittimi, al fresco, facendo amicizia con i pittoreschi vicini di marciapiede (tra cui Salvo the best), in attesa della chiamata. Ci avevano dato un numero più vicino a 10 che a 100. Nell’illusione che ci avrebbero chiamati in ordine alfabetico, ce ne siamo stati tranquilli sotto le fronde. Poi, all’improvviso, il CAOS: Mettetevi in fila per il serpentone! Urla uno della CREW dal megafono
– e vai di fila sotto il solleone, a prova di svenimento (per fortuna persone dello staff hanno iniziato a distribuire bottigliette d’acqua). Dove stava la fila solo per i bambini e i loro accompagnatori? Precedenza ai bambini, ci avevano detto…. Ma dove?
– a seguire: foto e riprese per la produzione, sempre sotto il solleone; passeggiatina fino alle finte case dei film. C’erano i pini e un gazebo, ma iniziava a mancare l’aria ed erano SOLO le 10 del mattino
-mentre si mangiava qualcosa abbiamo visto la folla accalcarsi davanti all’ingresso di una porta massiccia, così, come saette, ci siamo fiondati anche noi, facendo parte del PRIMO GRUPPO. Welcome to the studio televisivo! Lì abbiamo appreso che sarebbe stata una luuuuunga giornata, da passare insieme alla CREW del format (ho scoperto che sono 200 in tutto). Tutti molti disponibili ma nessuno che mi abbia spiegato il CRITERIO DI CHIAMATA. Se ho lo OOOOOO2 e sono entrato alle 10, perchè mi chiami a esibirmi alle 15,30, dopo il numero 0000345? Ho chiesto a un bodyguard, per curiosità: “I numeri sono numeri” la sua “illuminante” risposta ‪#‎ahbeh‬
– che poi ci è andata ancora bene: noi eravamo dentro, gli altri poverini sono stati fuori per ore sotto un gazebo (un vero miracolo italiano, visto che la produzione inglese non li prevede), a 34 gradi con un phon costante d’aria sparato in faccia
– noi abbiamo guardato la crew che faceva intw ai partecipanti, creando finte storie da registrare, mangiando i panini (NOSTRI), sognando un caffè e di scappare al più presto da lì
– 8 ore di attesa per 100 secondi di provino, e una stretta di mano ad accompagnare un “Vi faremo sapere”.
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Cosa ho imparato da questa giornata:
– sempre portarsi il mangiare e bere da casa ‪#‎sempre‬
– NON credere a frasi come questa: essendo bambini li faremo passare prima. I bambini sono numeri come gli altri
– METTERSI IL CUORE IN PACE, prima del provino ci saranno anche 10-12 ore di attesa
– se sarete fortunati troverete posto dentro negli studios, altrimenti fuori sotto il solleone (procuratevi un cappello/litri e litri di acqua/iPod/ e Santa Pazienza)
– poi c’è il rischio che, dopo tutta questa fatica e spossatezza, arrivati ai vostri FATIDICI 100 minuti, il cervello vi vada in pappa e finisca tutto lì. Vabbeh, dai, ci avete provato…

 

Su di me

Erica Vagliengo

Giornalista/web writer, autrice del romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair (come Emma Travet) e del progetto emmat, innovativo esempio di personal branding. Parlo tanto, dormo poco, scrivo ovunque. Combatto le nevrosi quotidiane con ironia, Internet, caffè e chantilly. Ho un negozietto su Depop.

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